
[Domenica, 23 Gennaio 2005]
"Ripeto a me stesso che il tempo, con il suo inesorabile scorrere, possa guarire il male e il dolore. Ma la realtà è ben diversa, anzi opposta: è un rifugio, una vile scusa, una corsa in apnea. Come un cerotto alla nicotina, diventa espediente. Ed è questo che ribalta la logica. Così, invece di lasciarlo fare, di permettere che sia il suo sadico e benefico effetto ad agire, ne prendiamo possesso, violentandolo. Lo riempiamo in ogni sua apertura, strozziamo ogni lato caotico ed imprevedibile e ci ritroviamo a dominare, credendo di essere dominati. Nello stesso momento in cui decidiamo che sarà nostro amico, iniziamo a combatterlo in una estenuante guerra frontale. Ci affoghiamo fino all'intontimento, ci inebriamo all'impazzata, ponendoci traguardi inevitabilmente irraggiungibili. E ci sentiamo vivi e inorgogliti, rafforzati e risorti, invulnerabili e mai paghi. Ma basta un attimo di pausa o un calo di tensione per aprirne il sipario, mostrando una figura nuda e indifesa, tragicamente assuefatta. Si sogna di correre a testa alta, ma in realtà si sfugge, guardandosi le spalle. E una volta scoperto ciò, si capirà che lo sforzo sarà doppio, ma il risultato inestimabile. E fortuna e perizia si mischieranno senza svelarsi, mentre saremo noi a guarire il tempo, non viceversa."





