Un pomeriggio allo IAB



Fra le solite invasioni di mail e newsletter e feed rss che inondano la mia casella e il mio aggregatore, scovo lo IAB Forum "Conference & Expo sulla Comunicazione Interattiva".

Mi iscrivo, e mi presento puntialissimo all'appuntamento con il workshop che ho deciso di seguire:

WEB 2.0 - Sala Blu 1 - Primo piano
Moderatore: Lele Dainesi, Giornalista ed Executive Communication AD Cisco System Italia

Interverranno:

TG|ADV (TUTTOGRATIS S.P.A.)
"Le nuove opportunità del marketing digitale. L'efficacia dell'ambiente interattivo: i casi di tg|adv"
Alberto Gugliada - Chief of tg|adv

DADA
"La concessionaria 3.0: La rivoluzione metodologica dell'advertising nel mondo dell'internet mobile "
Paola Albanese - Web & Mobile Adv Manager
Massimo Pattano - Operation Marketing


Si parlerà di web 2.0 e a moderare sarà il mitico Lele Dainesi, giornalista di nuova generazione (uno di noi, mi verrebbe da dire) grande esperto e appassionato del settore. E in effetti è proprio la presenza di Lele che mi spinge a partecipare all'evento.

Con il solito ritardo accademico, si apre la sessione con le presentazioni di due case history di successo da parte dello staff di TG|ADV e DADA.NET. Entrambe spiegano alla platea come hanno attivato delle iniziative di successo sfruttando il web 2.0 e di come questa nuova dimensione comunque non sia la panacea della pubblicità online.

A parlare di web 2.0 ad un pubblico che mi è sembrato più curioso che esperto, sono però due grandi operatori provenienti dal mondo dell'1.0 e quindi fisiologicamente inadatti al web 2.0 (quello vero).

Infatti, la formula web 2.0 + marketing virale, quindi social networks + user generated content, può funzionare solo con le piccole realtà, le sole in grado di raccontare una storia straordinaria ad una piccola nicchia di pionieri e fedelissimi -early adopters-. Così, parafrasanto il mitico Seth Godin: "SMALL IS THE NEW BIG!". Le grandi, se vogliono rimanere "grandi", sono tagliate fuori dall'inizio.

Così, entrambe le presentazioni svelano delle iniziative 1.0 sviluppate e distribuite (inoculate, iniettate, ecc. ecc. ecc.) attraverso i canali e i media propri del 2.0, ma che colpevolmente dimenticano l'aspetto fondamentale che caratterizza il passaggio dal "vecchio" al "nuovo" e cioè -rubando una citazione a Lele Dainesi che ne parla e mi cita come "ragazzo rivoluzionario" sul suo blog- "far entrare i clienti a pieno titolo nel processo di produzione della pubblicità e non più solo di mera diffusione virale".

Addirittura DADA presenta a tutti la propria interpretazione del 3.0, saltando a pie pari -probabilmente con volontarietà- diversi passaggi, come la totale scorporazione dei contenuti dalla piattaforma e la successiva ubiquità della rete. Così, nonostante una più che illuminata scommessa sul settore del"mobile", il passaggio successivo attraverso gli avidi operatori telefonici ha reso la cosa, terribilmente 1.51.

Nonostante ciò, va dato merito ad entrambe le aziende di essere riuscite a sfornare prodotti di successo e ad avere un ottimo feedback dal cliente/utente in un momento storico così ambiguo e instabile.

Dopo le presentazioni, ho aspettato che si esaurisse l'assai scialbo dibattito fra advertisers, per lanciare la mia provocazione in qualità di rappresentante del popolo dei blogger.

Quello che ho voluto contestare è stato l'utilizzo improprio dell'etichetta e quindi la strumentalizzazione del concetto di web 2.0 per ottiche di mercato, di vendita e di advertising (tutte giustificate, è ovvio) terribilmente 1.0 o tradizionali, perchè la parola vecchio è ancora un po' forzata nel panorama italiano.

Senza interpretare o provare a spiegare, da bravo blogger, linko e riporto tutti i riferimenti ad articoli e concetti di seth godin, che ho voluto esprimere nel mio intervento:

Dal colum che ho scritto sul blog di un mio amico giornalista e scrittore:
Dal WEB 1.0 al WEB 4.0

Dal blog e dai meraviogliosi libri di Seth Godin:
Small Is The New Big
Purple Cow, il Marketing dello Straordinario
Differenza tra Viral e Buzz Marketing
The Hobby Economy
Web 4.0


In conclusione, quello che mi porto a casa da questa giornata in fierà è che stiamo assistendo ad una fase di "grande adattamento" dei web-advertisers italiani ai piedi di una "rivoluzione storica". L'accostamento delle due cose è paradossale e così, oltre al ritardo degli operatori, stiamo per assistere ad un corto circuito che si verificherà di sicuro. E la vera scommessa, sarà quella che le aziende dovranno fare su loro stesse. In brevissimo tempo quindi, dovranno saper raccontare una storia nuova, una storia straordinaria ma soprattutto una storia autentica. Autentica, e non vera. Perchè anche la verità, in fondo, è una storia. A quel punto, non ci saranno più maschere da smascherare, e ci sarà una selezione naturale. Nel frattempo, solo bieche leggi fatte da 70enni che non sanno accendere un computer potranno rallentare questo progresso. Fermarlo, sarà impossibile.

Chi anticiperà, vincerà.
Chi farà in tempo, sopravviverà.
Gli altri, sono già morti.

Le eccezioni, ovviamente, confermano (sempre) la regola.

Commenti

Inviato da   www
on November 9, 2007, 1:10 pm
In riferimento alla forzatura di web2.0 per ottiche di mercato, mi verrebbe da chiederti se secondo te Google quando ha preso Youtube (ugc site per eccellenza) l'ha fatto per poi rivendere pubblicità nelle watch page o solo perché faceva figo.
Avendo letto tutti i blog e libri che citi, hai ben chiaro che il concetto di web2.0 è alquanto impreciso e non è solo la photo gallery in ajax, il video delle vacanze su youtube, ed il blog su splinder.
Quando poi dici "la formula web 2.0 + marketing virale, quindi social networks + user generated content, può funzionare solo con le piccole realtà", permettimi di dissentire e di ricordarti che il video di Ronaldinho che prendeva 5 traverse di seguito senza far toccare palla a terra è stato prodotto da Nike, un'azienda non propriamente piccola.
Permettemi di concludere con una battuta: Godin non è la forma estesa di God... anche lui, ogni tanto, sbaglia.

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Inviato da Maurizio Murciato  
on November 9, 2007, 2:21 pm
Ciao Paolo. Per prima cosa, ti ringrazio di aver letto il mio articolo e di voler essere intervenuto.

Quello che effettivamente è accaduto con il web2.0 è questo. Una coppia di giovani nerd crea una storia o un prodotto, lo racconta su internet, si genera un buzz mostruoso, si attiva il meccanismo virale (quello vero), in pochi mesi i numeri aumentano esponenzialmente, qualche grande big del mercato di internet compra tutto chiavi in mano. Vedi Skype, YouTube e ora Facebook (Microsoft è mooolto interessata).

Questo non solo per rubare click e ad, ma anche perchè la concentrazione dei player di questo mercato è tale che se non lo fai tu, lo fa il tuo rivale. E poco importa se poi ci perdi, tanto sei un big e l'importante è strappare quota di mercato. Magari ti rifarai su un altro settore a maggiore redditività.

Questo è quello che è successo anche con XBOX (la prima), un prodotto fisiologicamente in perdita, ma necessario per posizionare Microsoft nel mondo delle console e rompere i coglioni a SONY (leggi: quote di mercato). E non stupisce infatti che la XBOX sia stata progettata come un media center, facilmente espugnabile e cracckabile ed utilizzabile (grazie all'apporto degli utenti che hanno creato centinaia di applicazioni open-source) per tutto il resto. Insomma la XBOX era molto più web2.0 della XBOX360, console della nuova generazione.

Ci aveva visto lungo lo zio Bill in quell'occasione. Morale della favola, la XBOX ci ha perso, ma ha fatto perdere di più SONY che era incontrastata in quel mercato. Al momento del ricambio generazionale della console tutti hanno buttato la PS2 e nessuno la XBOX poichè la XBOX è stata progettata a monte per essere cracckabile, espandibile e integrabile. Giocare, infatti, è la cosa più noiosa che si può fare.

Ti ho raccontato questo esempio per dirti che web2.0 è una nuova dimensione etica. Etica nel senso che non si può più mentire al consumatore. Mentire non nel senso di dire le bugie o laverità (concetti privi di senso nel mondo del marketing), ma nel senso di essere autentici. Cioè, di essere sè stessi e di cercare clienti/utenti esattamente come sè. Vivere la propria storia, insomma. E lasciare che siano i primi discepoli (dal concetto di Marketing Evangelism di Guy Kawasaki che ha trasformato la Apple in un fenomeno di costume).

Web 2.0 è tutto questo e molto altro. Non è la photo gallery, nè il social network. Web2.0 è il nuovo, contro il vecchio. il futuro contro il passato. La fiducia, invece del tempo. Otaku invece di kaizen. Storytelling, invece di differenziazione. Straordinario, invece di commodity. The long tail, invece di mass market. Internet, invece di tv (o dell'uso di internet come se fosse una tv). Permesso, invece di interruzione. Identity, invece di Image. E via dicendo.

Scusami Paolo, ma mi devi dire cosa ha di web 2.0 Ronaldinho e la sua traversa. E' un semplice video virale (o cosiddetto virale) è cioè uno strumento online di una campagna pubblicitaria integrata mista offline+online (1.0+2.0), tipologia molto di moda oggi nelle agenzie di comunicazione e che a mio avviso costituisce un enorme spreco di risorse e di tempo da parte delle aziende.

E' un'IDEAVIRUS la materia prima del Marketing Virale, e di seguito del 2.0. Non confondere uno strumento con una strategia.

Due link a proposito:

http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2005/09/what_makes_an_i.html
http://www.internetbookshop.it/code/9788883165634/godin-seth/propagare-ideavirus.html

Godin, è un vulcano in eruzione.
C'è chi si gode lo spettacolo dall'elicottero.
E c'è chi scappa dalle fiamme a valle.

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Inviato da   www
on November 9, 2007, 2:51 pm
No, Maurizio, non mi hai convinto ancora :)

Ammesso e non concesso che Ronaldinho e le sue traverse non siano 2.0 (anche se sì, perché sfruttano uno strumento 2.0 in maniera virale), l'esempio che fai tu con la xbox conferma il fatto che NON è vero che web 2.0 + marketing virale o social networks + user generated content sia solo per le piccole realtà. Microsoft è decisamente più grande di Nike.

Torniamo al principio della discussione. Tu affermi che il web2.0 non fa per le grandi aziende e ti sorprendi del fatto che ci siano gli operatori telefonici a parlare di web 2.0. Il discorso non è cosa c'entrano gli operatori telefonici col web2.0 (non l'hanno inventato loro, infatti), ma "possono gli operatori telefonici essere utili per attività di marketing 2.0?". La risposta è sì perché:
1) così come si geotargettizzano gli annunci AdWords per prendere la long tail, così si profilano gli invii mms pubblicitari;
2) l'mms o sms ha un altissimo potenziale virale.

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Inviato da Maurizio Murciato  
on November 9, 2007, 3:16 pm
La XBOX era un esempio per spiegare che è un'idea che genera il marketing virale. Il problema forse è di etichette (XBOX è un grande caso di marketing virale offline). Marketing Virale non è una leva operativa di una strategia integrata. Virale è una filosofia aziendale, una cultura. Virale è un idea straordinaria. Pochissime grandi aziende fanno virale in questo senso del termine. E il web2.0 non è altro che il canale, lo strumento, di un buon marketing virale. E il successo del virale non si misura con i click di un video, ma negli anni. Purtroppo grande mangia piccolo. E quindi il virus viene debilitato con la formalina, così i big players che acquistano a pacchetto e inoculano come vaccino. Risultato: l'immunizzazione di massa. Altro che longtail.

Google poi è un monopolio naturale ormai. Non si può prendere l'eccezione, per spiegare la regola.

MMS e SMS hanno un altissimo potenziale virale, è vero. Sono gli intermediari, il problema. Gli operatori telefonici che creano cartello e rallentano il progresso per gonfiare gli utili. Gli operatori sono il male in quanto distributori di web2.0, non in quanto creatori.

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Inviato da   www
on June 10, 2008, 7:09 pm
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